domenica, aprile 17, 2005

Milleottocento

E' già difficile esprimere a parole tutto quello che l'atmosfera giusta sa regalarti in 4 ore. Figurarsi quanto possa essere complicato parlarne dopo che le 4 ore le senti nelle ossa, nei muscoli e nelle tempie. Quattro ore di ordinaria follia, spese con della buona musica, circondati dal sudore del divertimento.
La folla danzante, vista da una prospettiva ottimale come le poltroncine del bordo pista, assume la forma di una marea, che si alza e si abbassa con il levare delle mani. Migliaia di braccia tese verso le onde sonore che invadono l'essenza di una nottata che non deve finire mai. Non può finire mai. Anche se, all'inizio, pensavi che qualcuno t'avrebbe rovinato la serata - leggi coppia di pomicioni nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ti dai uno sguardo intorno, l'amore è in ogni dove: nella coppia di pomicioni di pocanzi, in un capolavoro del Creatore che danza innocua ed ingenua su di un piedistallo, nel brindisi dietro di te a base di prosecco, nella stretta di mano di due amici che "Toh, cazzo si rivede!".
Nel frattempo, Yoko Ono sembra darti il consiglio giusto per la serata: fa' quel che devi fare. E tu balli, t'innamori di un corpo tutto curve che non potrai avere mai, accenni un piccolo e temerario approccio, ma non è così che realizzerai il tuo sogno. Intanto quella stronza della vodka comincia a prendersi gioco di te, a schiaffeggiare ad una ad una quelle cellule cerebrali alle quali tanto tieni. La folla scoppia, più forte di una bomba, un urlo che vorresti sia eterno, un brivido che fa free-climbing sulla tua colonna vertebrale.
Dalle casse senti chiamare la tua postazione, ringrazi il vocalist a braccia aperte - niente inchini, please, non siamo mica Klajdi. Su quei piatti gira la tua linfa vitale, senti che non puoi farne a meno, sei attaccato a quelle note, a quei battiti, che col passare dei minuti si sincronizzano ai quelli del tuo cuore. O forse, è il tuo cuore che si adatta a loro.
Poi ti accorgi che l'eterno non esiste, tutto ha un inizio e tutto ha una fine. Tutto è destinato a terminare. Anche la tua illusoria serata interminabile. Ma quando esci, subito dopo aver ringraziato l'ultima gioia che quel paradiso ti ha offerto, reincarnata in una guardarobiera fuori dalla tua portata, realizzi che i sogni non sono fatti per essere semplicemente un ricordo da raccontare al risveglio. Li hai appena toccati con mano e la sensazione che ne è venuta fuori è di quelle che difficilmente scorderai.
Il tragitto verso il sonno profondo, poi, puoi anche ignorarlo.