giovedì, ottobre 07, 2004

Dalli alla Letizia

L'aere aquilano, come vedete da questi ultimi post, non fa altro che mettermi nelle vene ossigeno universitario. Se di Università si può parlare, vista la situazione calda che avevo già descritto giorni addietro.
Il problema è sempre lo stesso: il DdL Moratti. Questa volta la parte del manico spetta a studenti, ricercatori e professori. Come potete ben leggere nel Disegno di Legge, la situazione nazionale barcolla come un uomo su di un ponte tibetano. Tanto è il panico che si è scatenato in questi giorni, in tutte le parti coinvolte.
Il mio ateneo non è il primo - ma neanche l'ultimo - a mobilitarsi per quello che sarà l'autunno più rovente degli ultimi anni. E' notizia di poche ore fa la mobilitazione messa in atto negli atenei di Potenza e Matera, dove le lezioni sono state bloccate e gli studenti hanno fatto ritorno nelle loro residenze.
Pare che questo sia anche il destino degli atenei aquilani. Presso la facoltà di Scienze MM.FF.NN. si è svolta oggi un'assemblea alquanto lunga e per certi versi banale. La cosa più rattristante è stata vedere tre fazioni di studenti - Azione Universitaria (destra), Unione degli Universitari (sinistra) e Lista Aperta per il Diritto allo Studio (comunione e liberazione) - litigare per un problema comune, accendersi in critiche verso le fazioni opposte, urlando a scioperi e sospensioni di attività didattiche, senza però trovare una soluzione di comune accordo.
Si è pensato più al caos da creare - voci danno le lezioni sospese per un mese - che alla ricerca di una risoluzione a questo problema che accomuna tutti gli atenei italiani. Si sono perse parole, parole, parole, senza una vera conclusione.
L'idea del blocco delle lezioni può essere efficace in un modo diverso: non promettendolo per un mese - cosa che suona più come un inno all'ozio - ma cominciandolo e "minacciando" di finirlo solo se le cose vengono messe a posto. Era balenata anche l'ipotesi del blocco degli esami, ma i professori sono poco favorevoli. In un modo o nell'altro, l'attività didattica - e chi la segue - ne rimarrebbe gravemente danneggiata: se proprio si deve bloccare qualcosa, sarebbe più intelligente e fruttuoso bloccare entrambi le cose.
E poi questo governo: lamentoso in fatto di fuga di cervelli e stolto e cieco quando si tratta di dare un incentivo, una motivazione, un fondo a quelli che sono i ricercatori italiani.
Di certo, restare per un mese con la trippa all'aria, non può che far male agli studenti, uniche e in ogni caso vittime di quello che è il sistema universitario italiano.