martedì, agosto 10, 2004

Le parole giuste

Vi sarà capitato, durante la vostra vita, di soffermarvi a guardare indietro su cosa avete combinato, quali erano i vostri obiettivi iniziali e quali sono i risultati finali. Rammarico, stupore, espressioni del tipo "cazzo, potevo dare di più" oppure "non sarei riuscito a dare di meglio".
George W. Bush è uno degli uomini più fortunati del pianeta: c'è chi lavora e suda per rivelargli queste cose.
Questi uomini si riuniscono in un unica organizazzione: la Commissione 11 Settembre.
Il nome è suggestivo, il compito ancora di più: dare una visione completa di ciò che accadde quel triste martedì mattina e prevenire la possibilità di futuri attacchi.
Daniel Pipes (giornalista del NY Times) ci tiene a precisare come nel rapporto completo della Commissione compaia la parola terrorista affiancata a islamico. Una sorta di criminalizzazione collettiva del genere islamico.
Chissà se coloro che, estranei alla frangia estremista dell'Islam, la prenderanno bene.

Sarebbe meglio definirla una "guerra contro il terrorismo islamista". O meglio ancora "una guerra all'islamismo", guardando al di là del terrorismo all'ideologia totalitaria che si trova dietro di esso.
[...]
Contrariamente agli analisti che si compiacciano a denigrare gli islamisti definendoli come un pugno di fanatici, la commissione dell'11 settembre riconosce la loro reale importanza, sottolineando che il messaggio di Osama bin Laden "ha suscitato il sostegno attivo da parte di migliaia di animosi giovani musulmani così come ha generato una risonante eco per un numero ancor più vasto di simpatizzanti che non appoggiano attivamente i suoi metodi". Le idee islamiste non rappresentano una deviazione dell'Islam come è stato spesso, ma erroneamente asserito, piuttosto esse scaturiscono da "una lunga tradizione di intolleranza estrema" in seno all'Islam, che risale ai secoli passati e che in epoca recente è associata al wahabismo, ai Fratelli Musulmani e allo scrittore egiziano Sayyid Qutb.